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Santa Messa venerdì 30 gennaio alle ore 18.00 nello Chalet a seguire buffet in cortile

We are or we are not Charlie Kirk?

Charlie Kirk era un attivista e opinionista statunitense, influencer divulgativo e amministratore delegato dell’organizzazione conservatrice Turning Point USA da lui fondata nel 2012.

Ma di cosa si occupava?

ll suo lavoro principale consisteva nel promuovere idee politiche di destra: libero mercato, riduzione delle tasse, opposizione al socialismo e difesa dei valori tradizionali. Attraverso Turning Point USA organizzava eventi, conferenze e dibattiti soprattutto nelle università e nelle scuole superiori, con l’obiettivo di mobilitare politicamente gli studenti. 

Kirk era diventato famoso anche grazie ai suoi tour chiamati “Prove Me Wrong”, durante i quali invitava gli studenti univeristari a confrontarsi pubblicamente con lui su temi molto controversi come diritti LGBTQ+, immigrazione, elezioni, armi e aborto.

E’ forse un caso che la sua popolarità sia aumentata proprio a ridosso delle elezioni politiche? 

Se analizziamo la sua ascesa come oratore possiamo notare come la sua fama abbia fin dal principio goduto di un aumento di popolarità in periodo elettorale. 

Sul tema delle armi, Charlie Kirk adottava una linea fortemente intransigente a difesa del Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Secondo la sua visione, il diritto dei cittadini a possedere e portare armi costituisce un pilastro irrinunciabile della libertà individuale e una garanzia contro eventuali derive autoritarie del potere statale.

In un’intervista e in interventi pubblici del 2023, Kirk ha sostenuto che l’esistenza di vittime legate alla violenza armata, pur essendo tragica, rappresenterebbe un costo inevitabile del mantenimento di una società libera. Questa affermazione ha suscitato forti polemiche, poiché interpretata da molti come una minimizzazione delle conseguenze sociali delle armi da fuoco e come una mancanza di empatia verso le vittime di sparatorie e violenza domestica.

Kirk rifiutava l’idea che un aumento delle restrizioni sulle armi possa migliorare la sicurezza pubblica e sosteneva che il problema risieda piuttosto nel degrado morale, nella mancanza di valori e nella cattiva gestione della salute mentale. Di conseguenza, si opponeva a qualsiasi forma di controllo più stringente, incluse verifiche universali dei precedenti o limiti al possesso di armi semiautomatiche.

Ancora più radicale è la posizione di Charlie Kirk sull’aborto. Kirk si collocava nell’ala più rigida del movimento pro-life, affermando che la vita umana inizi al momento del concepimento e che l’aborto sia moralmente equivalente all’omicidio. Da questa premessa derivava il suo rifiuto quasi totale di qualsiasi forma di aborto legale.

Nel corso di dibattiti pubblici e interventi mediatici, Kirk ha dichiarato che l’aborto sarebbe sempre sbagliato, anche in casi estremi come lo stupro o l’incesto, arrivando a sostenere che la gravidanza dovrebbe essere portata a termine indipendentemente dalle circostanze. Questa posizione ha generato ampie critiche, soprattutto per l’assenza di considerazione verso la salute fisica e psicologica della donna coinvolta.

Kirk ha inoltre utilizzato paragoni estremi, assimilando l’aborto a genocidi storici, una retorica che ha contribuito ad accentuare ulteriormente il carattere divisivo delle sue dichiarazioni e ad attirare accuse di strumentalizzazione storica e morale.

Nel corso delle indagini sull’assassinio di Charlie Kirk, avvenuto il 10 settembre 2025 durante un evento pubblico alla Utah Valley University di Orem, le autorità statunitensi hanno identificato e arrestato come principale sospettato Tyler James Robinson, un uomo di 22 anni residente nello Utah. Kirk, noto attivista conservatore e fondatore di Turning Point USA, è stato colpito da un proiettile mentre si trovava su un palco all’aperto davanti a migliaia di persone e successivamente è morto in ospedale per le ferite riportate. Secondo le accuse formali presentate dalla procura locale, Robinson avrebbe pianificato e compiuto l’attentato con l’intento di uccidere Kirk. 

È stato arrestato il 12 settembre 2025 e successivamente incriminato con numerosi capi d’accusa, tra cui omicidio aggravato, sparo colposo e altri reati legati all’uso di un’arma da fuoco in un luogo pubblico. Le autorità hanno dichiarato di voler perseguire la pena di morte nel suo caso.

Il funerale di Kirk, tenutosi il 21 settembre in Arizona, è stato completamente eclissato da una regia studiata per tramutarlo in una convention politica e commerciale. Il rispetto per il lutto è svanito di fronte a una coreografia che ha favorito i colori nazionali al nero e la strumentalizzazione del defunto per lucrare è apparsa evidente: basti pensare al merchandising da 40 dollari. La narrazione costruita che vuole Kirk come un martire in lotta è assolutamente ridicola nonché un’ulteriore modo per raccogliere registrazioni elettorali tra i banchi. Quanto più triste è però il sacrificio della memoria di un uomo per celebrare un’ideologia di stirpe e potere, specie perché posta in essere da persone che condividevano il suo credo e hanno approfittato della situazione come la vedova Erika Kirk e il presidente Trump.

Tutto ciò ci porta ad un’ulteriore domanda: qual’è il rapporto tra politica e religione negli Stati Uniti? Non è una novità che la religione sia al centro del dibattito politico americano ma a seguito di questo evento la sua importanza è aumentata ancora.

La retorica conservatrice ha smesso di parlare di semplice competizione elettorale per abbracciare il lessico della “guerra spirituale”.

Pete Hegseth, segretario alla Difesa, è stato categorico: «Questa non è una guerra politica. Non è una guerra culturale. È una guerra religiosa».

Questa “santificazione” non è priva di scopi pratici. Elevare Kirk a martire permette di inquadrare gli avversari politici non come competitori, ma come «forze del male» e «mostri radicalizzati». Inoltre, l’immagine di Kirk viene usata come scudo morale per zittire il dissenso: chiunque osi criticare le sue posizioni passate su temi divisivi come la cultura “woke” o la mascolinità tradizionale viene accusato di essere complice morale dell’odio che ha portato al sangue. 

Kirk viene oggi strumentalizzato come il difensore della famiglia tradizionale e della fede cristiana contro un sistema accademico percepito come una «fabbrica di ideologia». La sua morte è diventata la prova definitiva, per i conservatori, che la società liberale intende eliminare fisicamente chi si oppone all’agenda progressista. In questo scenario, la politica americana ha smesso di essere un confronto laico per trasformarsi in una vera e propria crociata antropologica, dove l’immagine di un trentunenne caduto funge da reliquia attorno a cui compattare un popolo in lotta per “l’anima della nazione”.

Elisa Ottogalli e Riccardo Satta

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