AGLI AMICI, un GRAZIE cordiale e fraterno
Le Mamme della S. Vincenzo del Collegio, nei giorni della raccolta- doni per i poveri, temevano gli effetti della crisi economica e si chiedevano come avrebbero fatto a non deludere i loro assistiti, le famiglie della Parrocchia, e alcuni soggetti particolarmente bisognosi. Le borse di alimentari destinate ai poveri arrivavano a singhiozzo… quando, negli ultimi giorni di scuola, lo Spirito ha sollecitato con più vigore il cuore dei nostri amici. Il miracolo non si è fatto attendere: le borse arrivano numerose e colme, mentre, al piano terra si allineano impressionanti confezioni di panettoni, cartoni di latte a lunga conservazione, e poi pasta, riso, e barattoli di ogni genere, in confezioni così pesanti che per scaricare non bastavano braccia femminili, occorrevano uomini allenati al sollevamento pesi. Abbiamo osato una domanda a due gentili scaricatori: “ Scusate, le persone che ci mandano questo carico, sono grossisti di alimentari?”. “ Sono impegnati in tutt’altra attività ”. “ Capito, grazie! Diciamo allora che sono “grossisti” della carità”.
Amici, ci avete permesso di portare, insieme con un sorriso, insieme con generi di prima necessità, anche ingredienti che hanno rallegrato il Santo Natale e i giorni successivi. E’ consolante pensare che in tempo di tsunami consumistici voi pensiate agli ultimi e ai dimenticati.
Il nostro gruppo S. Vincenzo non è organizzato a distribuire onorificenze, non pubblicizza gli interventi caritativi, ma non dimentica, insieme con i Fratelli del Collegio, il dovere di ringraziare. E anche l’obbligo di ripagare con la preghiera e con l’invocazione di particolari benedizioni di Dio su persone che attribuiscono tanta importanza alla carità. Con l’augurio che ogni intervento in favore dei poveri venga fatto, sempre più e sempre meglio, nel nome di Cristo. Nello spirito adottato e caratteristico di S. Vincenzo, di Ozanam, del Cottolengo, di Madre Teresa di Calcutta e anche di fratel silvestro nostro missionario.
Amici, è ancora vicina la festa dell’Epifania. E certamente sapete che “epifania” significa manifestazione. Ecco, noi cristiani e vincenziani desideriamo essere, con la nostra carità, epifania cioè manifestazione dell’amore di Dio per tutti. Non la carità per guadagnare la vita eterna come commercianti che, sulla soglia dell’al di là, presentano a Dio carte di credito o benemerenze con relativi diritti, ma la carità praticata come salvati da Cristo e salvati gratis dal suo infinito incomprensibile amore: carità doverosa e riconoscente, per il dono della fede…da Figli e Discepoli.
Ogni volta che Dio vuol fare compiere un passo avanti al suo progetto di costruzione del Regno, bussa al nostro cuore, ci invita a collaborare e aspetta il nostro “sì” e il nostro contributo. Se collaboriamo a questo suo disegno di amore, da cristiani “ credenti”, noi diventiamo cristiani “credibili” agli occhi del mondo. Tutto a vantaggio del Regno. Possa il nostro e vostro impegno caritativo aiutare a intravedere la grandezza, l’altezza e la profondità del progetto dell’ amore di Dio per tutti i suoi figli.
Vi siamo riconoscenti per tanta generosità, e per voi, amici, invochiamo il dono straordinario della pace: pace non solo come assenza di conflitti armati, come normalmente si intende, ma pace nel senso biblico, e cioè serenità, mancanza di preoccupazioni, salute, riconciliazione con noi stessi e con il prossimo, ( con nostri familiari, se necessario) comunione. Tale è nel Vangelo l’augurio degli angeli: “ Gloria a Dio e pace in terra agli uomini che Egli ama”.
Ancora Grazie e Auguri anche a nome dei nostri assistiti, nello spirito cristiano vincenziano e taboriniano.
Le Mamme S. Vincenzo
La Comunità del Collegio
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D U E I N C O N T R I M E N S I L I
1° e 3° giovedì del mese ( ore 15,30 )
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S.Vincenzo de' Paoli
Nato a Pouy in Guascogna il 24 aprile 1581, fino a quindici anni fece il guardiano di porci per poter pagarsi gli studi. Ordinato sacerdote a 19 anni, nel 1605 mentre viaggiava da Marsiglia a Narbona fu fatto prigioniero dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi. Venne liberato dal suo stesso «padrone», che convertì. Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai galeotti. Nel 1612 diventò parroco nei pressi di Parigi. Alla sua scuola si formarono sacerdoti, religiosi e laici che furono gli animatori della Chiesa di Francia, e la sua voce si rese interprete dei diritti degli umili presso i potenti. Promosse una forma semplice e popolare di evangelizzazione. Fondò i Preti della Missione (Lazzaristi) e insieme a santa Luisa de Marillac, le Figlie della Carità (1633). Diceva ai sacerdoti di S. Lazzaro: «Amiamo Dio, fratelli miei, ma amiamolo a nostre spese, con la fatica delle nostre braccia, col sudore del nostro volto». Per lui la regina di Francia inventò il Ministero della Carità. E da insolito «ministro» organizzò gli aiuti ai poveri su scala nazionale. Morì a Parigi il 27 settembre 1660 e fu canonizzato nel 1737.
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